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Consorzio Rurale Di Campassi

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La Frazione di Campassi

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Benvenuti a Campassi 

Campassi è una frazione del comune di Carrega Ligure (AL). Si trova nella Valle che da questa località prende il nome.
Questa valle presenta un territorio dalla caratteristica morfologia montuosa, grazie alla quale, a partire dall’età del Ferro e fino al secolo scorso, si sono sempre sviluppati insediamenti umani.
Una vera organizzazione sociale e culturale avvenne a partire dal III secolo d.c., quando iniziarono coltivazioni che lo caratterizzarono nei secoli seguenti (ad esempio il castagno domestico).
A partire dal IX secolo questo territorio si adattò ai vari cambiamenti storici e sociali: la ricerca di luoghi protetti dalle invasioni saracene, il Feudalesimo, il Latifondo, le Signorie ecclesiastiche, le Signorie Imperiali (I Malaspina, i Fieschi, I Doria) sono alcuni elementi storico-sociali che ne definirono la storia.
Caratterizzato per lungo tempo da un sistema «ad economia chiusa» (dove, per l’appunto, i beni prodotti non uscivano dai confini della proprietà), subì successivamente una trasformazione aprendosi al commercio, grazie anche alla sua collocazione sulla “Via del Sale”, vera e propria autostrada dell’epoca che univa il territorio costiero al Nord.
La popolazione, più o meno costante numericamente per un lungo periodo, vide iniziare, nel periodo compreso fra il 1861 ed il 1911 a causa dell’inizio del fenomeno migratorio verso “le Americhe”, un inarrestabile decremento. Successivamente nel periodo compreso fra il 1911 e il 1951, e, sempre più dopo il 1961, il richiamo dei grandi centri industriali, non bilanciato da equivalenti alternative, contribuì al successivo, quasi totale, decremento demografico.
Nella Valle dei Campassi si incontrano, oltre a Campassi stessa, le frazioni di Croso, Boglianca, Ca’ di Campassi, Ferrazza, Casoni e Reneuzi (queste ultime due completamente abbandonate e totalmente disabitate ormai da mezzo secolo. A causa dell’avanzato degrado, si consiglia di prestare la massima attenzione transitando in queste due ultime località).

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La Chiesa di San Giacomo a Campassi si erge dalle nebbie che coprono la parte bassa della Valle.

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CAMPASSI
 – Situata a 951 mt. dal livello del mare è la frazione più lontana dal capoluogo. Alla visita di Mons. Settala del 1664 si legge: «Oratorio povero di Campassi sotto il titolo di San Giacomo sotto la parrocchia di Agneto». Questo Oratorio fu eretto parrocchia nel 1681.
Nella visita del 1744 si legge: «Chiesa parrocchiale situata sopra un poggio in vista di un bel braccio della Borbera e del monte Antola e circondata da altre deserte costiere: ha la facciata volta tra levante e mezzodì: avanti la porta ha il cimitero cinto da un muro e da un rastrello: sopra un muro più alto del tetto vi sono due campane, una di 8 rubbi, l’altra di 20 libbre». Nella chiesa sono tre altari, il maggiore, quello della Beata Vergine della Cintura e quello di S. Nicola da Tolentino. Consta di quattro ville cioè Campassi con 11 famiglie, la Casa con 12, Closio con 12.
Nel paese sono situati due mulini. Il mulino dei Gatti, sulla riva sinistra del rio dei Campassi, è di proprietà privata ed era gestito da un gruppo di famiglie di Croso; sulla porta d’ingresso e su di una pietra è incisa la data 1882, probabilmente l’anno della sua costruzione. L’impianto è purtroppo in cattivo stato di conservazione: le due coppie di macine (due di pietra e due di materiale composito) sono ancora collocate sul bancone, ma di tutte le altre componenti idrauliche e meccaniche rimangono solo due ingranaggi scomposti e l’asse della ruota esterna.
Il mulino Gelato, sulla riva opposta pochi metri a valle, è di proprietà frazionale ed ha origini precedenti essendo già segnalato dal Catasto napoleonico del Comune di Carrega Ligure nel 1811. L’assoluta importanza di questo mulino sta però nella sua tecnologia: l’impianto non è mosso dalla solita ruota idraulica esterna, ma da una turbina tipo «Pel ton» in legno inserita immediatamente sotto alle macine. Per la sua originalità, non esiste in tutta la Val Borbera un altro impianto simile, e, per il suo stato di conservazione, il mulino Gelato è sicuramente una delle emergenze storiche più interessanti dell’Alta Valle.  

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L'Altare Maggiore della Chiesa di San Giacomo a Campassi

 Oltre alla Chiesa di San Giacomo esistono altri luoghi di culto di minore entità. Uno tra questi, forse il più amato, è rappresentato da questa piccola Cappelletta, dedicata alla Madonna della Guardia, costruita dal compianto Barbagelata Elvo e collocata all'ingresso di Campassi.

  Sorge dove un tempo esisteva una Cappelletta di maggiori dimensioni ma allora non c'era la strada con le sue esigenze di percorribilità. C'era solo una mulattiera dove transitavano muli che trainavano, al massimo, una speciale slitta, chimata in dialetto "Liesa" (vedi foto in bianco e nero).
 
Questa Cappelletta dava il benvenuto a coloro che tornavano al Paese, probabilmente dopo un lungo e faticoso viaggio, e che qui si fermavano qualche secondo prima di entrare in paese. 

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Il mezzo di trasporto della Valle dei Campassi: il mulo e la Liesa

 
LA STORIA DI CAMPASSI
 

 

E’ utile conoscere, per comprendere quanto diremo in seguito, alcuni aspetti della comunità umana che ha popolato l’alta valle: artefice della vita attiva, custode di una autentica civiltà, nella coesistenza pacifica uomo-natura, genesi di ecosistemi umani, di cui sono esempio vivente i nostri villaggi tra i monti.
 

 

Una fonte assai precisa e analitica, soprattutto in relazione all’epoca a cui si riferisce, è il «censimento» dei sudditi e dei loro beni, iniziato a Torriglia (alta valle Scrivia) nel 1561 su ordine del Principe Doria: lo scopo era soprattutto quello di riordinare l’amministrazione, dopo il nuovo acquisto di Cabella, attraverso la fissazione di fitti ragionevoli, l’eliminazione di frodi nel pagamento del «laudemio» (una tassa sulla vendita dei beni, in ragione di un soldo per lira del prezzo di vendita), la repressione di abusi a danno del manto boschivo di proprietà del feudatario12. Da tale importante documento è possibile ricavare un quadro assai preciso della distribuzione della popolazione residente nei due feudi di Carrega e di Cabella intorno alle fine del Cinquecento in quanto si dispone non soltanto delle famiglie, ma anche delle anime «generali», dato assai più completo di quello desumibile dagli archivi parrocchiali, che invece riportano le sole anime da comunione.
 

 

Così per il feudo di Carrega, che estendeva la sua sua giurisdizione sulle seguenti ville, paesi e porzioni degli stessi (come nel caso di Cosola, che era posta sotto la giurisdizione di Cabella ma che aveva qualche casolare in giurisdizione di Carrega), sempre sulla base del Censimento dei sudditi e dei loro beni, iniziato a Torriglia nel 1561, risulta che a Campassi risiedevano 110 sudditi, per un totale di 2.133 anime nell’intero territorio di Carrega Ligure; mentre le famiglie, o fuochi, situate nel territorio di Carrega, vedevano Campassi contribuire con 16 fuochi.
 

 

Le anime da comunione erano a Campassi erano 15 e, nell’intero territorio di Carrega, erano ben 1198 anime da comunione.
 

 

È del 1805 il Censimento generale del territorio ligure, tenuto su iniziativa del governo francese al fine di stabilire l’ammontare e la struttura delle singole comunità e dei Dipartimenti dell’Impero nel loro insieme a far data dal 1° gennaio 1806. Lo squilibrio popolazione residente-popolazione presente ha particolare rilevanza in Valle Borbera e segnatamente a Carrega perché, come evidenzia il Casalis, a Carrega molti contadini d’inverno si trasferiscono verso la Lomellina, la Lombardia e il Pavese, dove si occupano di lavori campestri, i più sono spaccalegna, altri lavorano alla pilatura del riso che dura da settembre a marzo; quasi ogni famiglia ha la sua casa affittata, cioè una camera a piano terra che basta da cucina e da stanza da letto quando il letto esiste, perché tante volte basta la paglia o le foglie secche raccolte nei boschi; tornano ad aprile o maggio. Tale fonte, nonostante l’apparente ordine formale, non sembra rivelare un contenuto ineccepibile, in quanto i totali della popolazione comunale, cantonale o circondariale non corrispondono sempre alla somma delle diverse categorie in cui la popolazione stessa venne suddivisa. Inoltre i dati di alcuni comuni risultano incompleti, in quanto escludono la popolazione di alcune parrocchie. Da tale statistica demografica si ha che, per Campassi, i dimoranti sono in totale 262. La popolazione generale del comune di Carrega, nel 1803, ammonta a complessive 2.063 unità. Tre anni più tardi, nel 1806, dai dati rilevati dal censimento tenuto su iniziativa del governo francese, Carrega ha un lieve incremento di popolazione, passando a 2.242 unità.
 

 

Occorre ribadire che il Censimento più antico è stato celebrato al momento in cui, in tutte quelle piccole frazioni del Comune di Carrega, erano in atto migrazioni stagionali particolarmente consistenti.


Nonostante le inesattezze di rilevazione dell’epoca, i dati forniti nel periodo che va dal 1806 al 1822, rilevano che lo sviluppo della popolazione presente è dovuto all’incremento naturale (nascite, decessi), passando da 2.242 a 3.150 abitanti.

 

I dati censuari del 1838 registrano, per Carrega, un movimento interno della popolazione pressoché statico da 3.150 a 3.324 abitanti.
 

 

Merita ancora un cenno particolare la montagna, dove le prime situazioni di sovrappopolamento si manifestano a partire dal 1871 e coinvolgono tutti i Comuni dell’alta Val Borbera (Cabella, Carrega, Mongiardino, Roccaforte, Rocchetta). L’emigrazione è particolarmente attiva nel periodo 1881 – 1901, ma all’interno del territorio si evidenziano delle isole in controtendenza, con aumenti di popolazione che si protraggono per tutto il primo decennio del secolo scorso. Si tratta di centri attorno ai 900 metri di quota: Connio 264, Cartasegna 262, Daglio 252, Vegni 252, Carrega 245 e proprio Campassi 178.

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Ciò che resta di una delle numerose cascine, distribuite nella Valle dei Campassi. Servivano per il fieno, per la paglia, per le foglie ma anche per improvvisato rifugio per il viandante che poteva trascorrervi la notte al riparo.  

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Itinerario escursionistico: Campassi-Croso-Costa dei Campassi-Monte Ántola

 
È probabilmente l’itinerario più bello ed elegante per salire sul monte Ántola dalla valle Borbera.
Si svolge in gran parte su un’ampia mulattiera acciottolata che rimonta la boscosa costa dei Campassi.
Partendo da Campassi e seguendo sempre la mulattiera principale , si raggiunge una sella a quota 1286.
Qui si lascia a destra la diramazione che scende nel vallone di Berga, per continuare dritti sul costone tra i faggi.
Contornando ad oriente la quota 1408 si arriva ad una seconda sella quota 1383,
dove si incontra l’itinerario proveniente da Reneuzzi.
Il sentiero prosegue lungo il costone tra boschetti e radure, fino ad una terza selletta a quota
1476, ai piedi della piramide sommitale dell’Ántola.
Qui si piega a sinistra nel bosco sul sentiero che taglia quasi in piano il fianco nord-est della montagna.
Dopo alcune centinaia di metri, ad un bivio, si prende a destra un sentierino che sale,
con qualche svolta, fino alla piccola conca posta subito ad est della cima dell’Ántola, detta “la Nevaia”.
Rimontando la calotta erbosa terminale si raggiunge in breve la croce di vetta.
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SALUTI DA CAMPASSI

 

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